Killing pirates

Il capitalismo è mettere il proprio bene a rischio per ottenere eventuali guadagni. La prima versione del capitalismo fu la pirateria. I pirati aristocratici di Omero non si abbassavano al livello dei mercanti, meri scambiatori di merci – anche se poi quei nobili squattrinati alla fine sposavano le loro figlie con i mercanti.
19 APR 09
Ultimo aggiornamento: 19:14 | 15 AGO 20
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Il capitalismo è mettere il proprio bene a rischio per ottenere eventuali guadagni. La prima versione del capitalismo fu la pirateria. I pirati aristocratici di Omero non si abbassavano al livello dei mercanti, meri scambiatori di merci – anche se poi quei nobili squattrinati alla fine sposavano le loro figlie con i mercanti. Come scoprì quel “rivoluzionario residente a Zurigo” di nome Lenin, “se vuoi i soldi, non devi svaligiare una banca, ma aprirne una”. La pirateria – come il protezionismo – è un gioco a somma zero. Il commercio cresce esponenzialmente se non è bloccato da dazi e pirati, ma deve spendere un po’ per tenere aperte le vie di trasporto, per avere manodopera e capitale.
L’impero romano soffriva la pirateria come la peste, ma visto che i pirati erano pure una buona fonte di schiave, i senatori la tolleravano. Giulio Cesare fu catturato dai pirati nel 75 a.C., ci racconta Plutarco, ma disse che i 20 talenti richiesti dai rapitori non erano sufficienti: secondo Cesare, il rapito, ce ne volevano almeno 50 – poi tornò a crocefiggerli tutti. Pompeo si stufò di quei banditi del mare e con 120 mila uomini e 270 navi sradicò questa fonte di energia a basso costo, cioè gli schiavi. Il giovane Garibaldi fu attaccato due volte dai pirati nell’Egeo e si dice che quegli arrembaggi ispirarono la strategia dell’eroe dei due mondi. L’Uruguay, la Sicilia e il Piemonte allargato erano tutti “stati fondati sulla pirateria”.
Mussolini s’ispirò alla sfrontata pirateria di sir Francis Drake. Escluso dalla Bolla papale che divideva il mondo tra Portogallo e Spagna, Drake fu un “privateer”, un pirata con patente della regina Elisabetta I. Il giro del mondo di Drake del 1578-80 garantì al suo principale azionista – la regina per l’appunto – un ritorno sull’investimento iniziale pari al 4.700 per cento. Le entrate ripagarono la flotta che sconfisse l’Armada di Filippo II ma fornirono anche, secondo Keynes, il capitale per la Compagnia delle Indie. Le navi di Sua Maestà sono figlie della pirateria. Poi i bracconieri sono diventati guardacaccia.

La camicia aperta della piratessa

Il capannone dove sono stati messi in pentola i leader del G20 sta proprio su quel punto del Tamigi in cui c’era “l’Execution Dock”, dove i pirati venivano impiccati in catene per dare cibo ai gabbiani – un monito per tutte le navi che lasciavano il porto di Londra. Ma la City insegna che il mercato del credito permette di guadagnare su un lingotto d’oro rubato ben più di quanto si immaginavano i pirati, che erano comunque convinti che il gioco fosse a somma zero. Con la magia della moltiplicazione del credito, si facevano sì dei guadagni.
Daniel Defoe come economista principale del governo capì il gioco, ma comprese pure, come romanziere e giornalista, che i pirati sono più romantici degli agenti di Borsa. La sua “Storia dei pirati” del 1726 racconta la vita di trentasei donne pirata fra cui Mary Read e Anne Bonny. Mary Read, in un duello con sciabola contro un pirata per una fanciulla, a sorpresa si apre la camicetta. Stupito, l’avversario abbassa la guardia e la piratessa lo decapita. Romantici, spietati e coraggiosi a distanza, i pirati sono da ammazzare a vista.